Mi butto nella mischia rischiando l'osso del collo: nel polverone che si è alzato sulla possibile riforma dei campionati giovanili mi permetto umilmente di offrire un'angolazione diversa. Non credo si tratti di numeri e nemmeno, per quanto logico e comprensibile, di parallelo scolastico. In un contesto, non solo e non tanto sportivo, dove i nostri giovani faticano a crescere é necessario che come adulti ed istituzioni evitiamo di farci complici di un colpevole ritardo di maturità delle generazioni a seguire. Ad esempio - anche se la cosa potrebbe penalizzare me e tanti altri professionalmente - sarei favorevole ad anticipare il termine del percorso scolastico. Non solo per equiparazione all'Europa, ma soprattutto per scongiurare il rischio che i ragazzi utilizzino gli anni di studio per parcheggiare piuttosto che fare leva sulle proprie capacità creative. D'accordo l'obbligo scolastico, che é un diritto prima ancora che un dovere, ma vedere gente di venti e passa anni alle scuole superiori non dá dignità al nostro paese e nemmeno a chi ci lavora. Nella pallacanestro, con le debite differenze, succede la stessa cosa: ragazzi intrappolati nelle giovanili perché ritenuti non ancora pronti oppure per soddisfare le ultime discutibili aspettative di adulti che faticano a rompere il cordone ombelicale. Giovani che si comportano da bambini. Uno dei tanti motivi per cui la produzione di giocatori in Italia é rallentata fortemente sta proprio in questo tentativo, certamente in buona fede, di allontanare sempre più il raggiungimento dell' età adulta sportiva. Non è solo colpa degli allenatori che non fanno giocare i giovani: finché ci saranno "riserve" per la salvaguardia della specie, i ragazzi non avranno fuoco dentro per farsi largo nel difficile mondo dello sport per adulti. Tanti si perdono perché non allenati alle insidie e difficoltà di un ingresso troppo scioccante in un ambiente con regole e abitudini totalmente diverse. Negli ultimi tempi, considerati di crisi, vedo con piacere alcuni giovani affacciarsi con prepotenza nei piani alti, segno che, abbandonati alibi e lamentele, arrivare é possibile. E chissenefrega se il livello di gioco si è abbassato: fosse per me manderei a casa il settanta per cento degli stranieri e ne terrei solo due, davvero buoni, come si faceva nella preistoria. Ho sentito troppo in questi anni parlare di politiche per i giovani: se questo significa tenerli ancora nel nido ed imboccarli anche quando sono in grado di cavarsela da soli, non mi trovano d'accordo. Come molti che ci lavorano a fianco, ho a cuore il destino delle nuove generazioni: il modo migliore per aiutarli, però, non sta né nell'illusione né nell'inganno, tantomeno nella semplificazione delle difficoltà. Sbattere il muso, a volte, può essere doloroso, ma spesso é l'unica chiave per aprire, a furia di tentativi, la porta giusta.
tante cose non le condivido ma sono interessanti. Ieri nel mio blog scrivevo cosa inversa!!
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