Ora che stai per spiccare il volo mi viene in mente il nido dove hai mosso le ali. Chiuse all'angolo di uno spogliatoio qualsiasi, tu e Giovanna, inseparabili in campo e fuori, ancora signorine e impaurite da un gruppo non certo galante di maschi feroci e impertinenti. Per fortuna c'era il campo a riportare ordine e giustizia: in quella squadra non esistevano quote rosa, non si giocava per gentile concessione. Di meriti ne avevate tanti: personalità, passione, intelligenza di gioco, a tal punto da essere inamovibili nelle valutazioni dell'allenatore. Certamente complementari: Giovi, soldato esemplare, così timida e gentile nelle relazioni, ma implacabile e ferrea in difesa sui giocatori avversari più temibili. Tu, invece, malgrado possa sembrare blasfemo verso i puristi della pallacanestro, un attaccante di razza, il classico centravanti: fare canestro é sempre stato il tuo mestiere. Una squadra di piccoli squali, perfino troppo precoce. Una banda mista di preadolescenti, forse cresciuti cestisticamente troppo in fretta, che aveva in testa un solo pensiero: la vittoria. Un bella favola durata poco: voi ben presto a portare onore e gloria al club cittadino rosa, altri migranti in lidi ritenuti più attraenti. Resta però il ricordo di un gruppo incredibile, capace di vincere quasi tutto in due, brevissimi ma intensissimi, anni. Attraversando l'oceano - impresa tra l'altro a me proibita in piú di cinquanta anni - ricordati un paio di cosette: la prima, non dimenticarti di invitare il tuo vecchio e primo allenatore. La seconda, certamente più rilevante, non aver riverenza di questa nuova sfida: non sarà facile, dovrai sgomitare, e come negli spogliatoi qualsiasi di un tempo, nessuno ti regalerà nulla. Ma hai un back ground invidiabile, sia di formazione tecnica che mentale. Dall'ex fiera a Georgia Tech, passando per Venezia, Roma e chissà quante altre città: ne hai fatta di strada, cara Anto! La pallacanestro, il gioco che amiamo, é sempre lo stesso: che sia la finale di un torneo pasquale cittadino o il titolo universitario americano, l'impegno non cambia. É sempre e comunque al massimo. Ed ogni storia che si scrive, ha sempre, alle spalle, un'altra storia che si può solo raccontare.
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