"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

sabato 10 maggio 2014

Gas

Ai più eri conosciuto come giocatore di pallacanestro: non eri male, con più convinzione avresti  sicuramente giocato più in alto. Discorsi fatui, a questo punto. Per me eri soprattutto un alunno: studente dell'Ipsia Zanussi, per la precisione. Strano: mi é successo raramente di insegnare a giocatori di basket. Al professionale si iscrivono quasi tutti calciatori: questa é la legge del contrappasso spettatami in dote per i molti peccati commessi in vita. Una mosca bianca: così sembravi in mezzo ad un esercito di amanti della pedata. Un'impresa ardua trovare dei compagni di gioco con gli stessi interessi: per fortuna, una tacita e sacra alleanza con il professore permetteva, a volte, un reclutamento sufficiente almeno su metà campo. Una piccola oasi di relax in mezzo a tanta sopportazione: questa era per te l'ora di ginnastica. Infatti non ce l'hai fatta a terminare gli studi: tua madre, con ovvia ragione, avrebbe voluto che continuassi, ma ha dovuto soccombere di fronte all'ennesima dimostrazione di insofferenza. Un ritiro é sempre un fallimento, per tutti: ora, a notizia ricevuta, sembra addirittura l'inizio di una tragedia. Eri un colpo inesploso, una miccia ancora spenta: una vita davanti per accendersi e divampare. Morire a vent'anni é assurdo. Non é giusto. E non ha nessun senso sapere cos'é successo. Non é giusto e basta. Tutti quanti abbiamo fatto le nostre sciocchezze, spesso utilizzate come racconti di sano eroismo. E non c'è sempre spiegazione a tutto. Qualche volta lasciamo che non ci sia risposta. C'é solo un'ora - un minuto, un secondo - che scocca. La tua, caro Gas, troppo presto. E in cielo, purtroppo, ci sono troppi angeli.

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