Nessuno mi chiederà nulla. Ma se, nella rara ipotesi che dovesse capitare, un solitario eroe dovesse porgere la fatidica e insolita domanda del tipo: qual'é la cosa più importante da allenare oggi? Per una volta, forse per la prima volta, non avrei esitazioni. Non il tiro. Non il passaggio. Tantomeno il palleggio. Men che mai la difesa. Direi: la concentrazione. Sissignori, perché la concentrazione non é presente in forma genetica, ma si allena. Soprattutto di questi tempi. Ditemi come é possibile rimanere attenti quando, contemporaneamente, la nostra gioventù é in grado di svolgere cinque funzioni in una sola: ascoltare, parlare, guardare, scrivere, pensare. Mentre voi spiegate un esercizio e gli obiettivi da raggiungere, la quasi totalità della squadra ha in testa l'ultimo motivetto, il rossetto della compagna di banco, le immagini dell'ultimo goal di Balotelli, le frasi ingiuriose quotidiane ricevute su faccia libro. Per fortuna, mentre sono in campo, al momento non possono scrivere e ascoltare musica, ma non siamo molto lontani dall'avvento di qualche perverso marchingegno che permetterà di fare più cose. É di questi giorni, quindi fresco di stagione, l'ultimo assalto all'autoritá didattica: un alunno mi si presenta con la giustificazione mentre sulle orecchie sta ascoltando il brano preferito. Gli ho detto di non scomodarsi, così non ha nemmeno ascoltato gli insulti per l'ennesima performance da perfetto lavativo. Questa é davvero la battaglia del secolo: non é la stessa cosa eseguire un esercizio o partecipare attivamente al processo di auto miglioramento. Pretendere la massima attenzione e presenza mentale significa aiutare i giocatori a diventare consapevoli ed autonomi in campo. Ho una debolezza: non sopporto le panchine che teleguidano i giocatori in campo. É come ritardare il processo di crescita, come imparare le tabelline a memoria e non saper spiegare i teoremi. Se vogliamo che un giocatore diventi adulto, occorre che sbagli: certamente va rimproverato, ma non va prevenuto l'errore. La filosofia orientale, meglio di tutti, ci insegna il segreto del qui e ora: gustarsi una cosa alla volta cercando di cogliere in profondità il segreto nascosto in ogni attività dell'uomo. Insegnare ai ragazzi ad essere concentrati pretende, prima di tutto, che noi allenatori si enfatizzi l'importanza di ogni scelta: fare una cosa o farne un'altra non é la stessa cosa, scelte diverse hanno conseguenze diverse. Combattere la distrazione non é un'impresa semplice, ma necessaria se non vogliamo trovarci con giocatori perennemente immaturi o succubi passivi del gioco. Lo dice anche Tavcar: la pallacanestro é un gioco per gente intelligente. La concentrazione é la porta d'ingresso: se rimane chiusa, o se troppe porte restano aperte, il risultato sarà catastrofico.
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