"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

martedì 11 giugno 2013

cose nostre



Mi ero ripromesso di smettere, ma la tentazione è superiore alla prudenza. Trattare le faccende di casa è sempre pericoloso: stare sul palco e recitare dal vivo non è più comodo di stare in platea a guardare ed applaudire. Perciò, spostando il cannocchiale verso il basso, non posso dire di essere soddisfatto del panorama che mi circonda. Questa mania di ricorrere agli allenatori fuori porta non mi convince: non certo e non tanto per invidia – panchina che scotta! – quanto per sano ma incontrollabile orgoglio. Davvero questa città non è in grado di avere un condottiero locale? Se Pianigiani da buon senese ha vinto un’enormità di scudetti da profeta in patria, com’è che non riusciamo qui da noi a fare la stessa cosa? Di sicuro non tutti nascono Pianigiani; di sicuro, qui in città, non si disputa la A1. E’ proprio necessario un allenatore professionista? In realtà, se fossi nei ragazzi locali, visti i chiari di luna, penserei principalmente a studiare o a trovarmi un’occupazione. Non siamo ai tempi di Lombardi e Pellanera, al classico anno zero: quei due hanno portato una mentalità nuova, un diverso approccio all’insegnamento. Da quel laboratorio tecnico, oltre a tanti buoni giocatori, sono usciti svariati allenatori che hanno fatto fortuna in città e altrove. Non ho nulla con gli allenatori che vengono da fuori, ci mancherebbe, ma oggi ci sarebbero le potenzialità per arrangiarci artigianalmente. Del resto, basta guardare alle realtà confinanti per percepire una maggiore fiducia nel prodotto locale. Non conosco il nuovo allenatore e non mi permetto di esprimere giudizi. Naturalmente è il benvenuto. Mi permetto invece di chiedere due cortesie. La prima, non si dimentichi mai di chi l’ha preceduto. Troppo spesso, chi arriva per ultimo, si prende dei meriti che andrebbero quantomeno spartiti. Lo stesso concetto può valere anche per le colpe. La seconda, se sono vere le prime dichiarazioni di amore verso i giovani, li faccia giocare e se ne freghi delle sconfitte e delle critiche: il lavoro che è stato fatto in questi anni non deve essere vanificato. Meglio, a parer mio, una retrocessione che porta sviluppo piuttosto che una salvezza o una promozione che danno disfacimento. Ora basta. Sapevo che mi avrebbe preso la mano. Prometto che non parlerò più di cose nostre per un bel pezzo. Mi risulta, oltretutto, che non manchino le opinioni. La mia, in fondo, conta poco; o meglio, conta solo per me.

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