Con gli anni si acquisiscono virtù, ma anche debolezze. E' da un pò di tempo, ormai, che mi capita di dare peso alle frivolezze. Come, ad esempio, osservare la tribuna. Dovrei occuparmi dei miei giocatori, ma non riesco a sottrarmi alla curiosità. In fondo, chi viene al palazzetto, decide di passare il tempo insieme a noi che siamo in campo. Con qualche differenza, naturalmente. Ho provato anch'io a stare sui gradoni e la sensazione, in genere, è di maggiore tranquillità. Malgrado mi capiti quasi sempre di vedere molti posti vuoti - in maggioranza, solitamente - esistono varie specie di spettatori. Ci sono gli ultras, quelli che sono disposti, per la squadra del cuore, a rovinare la propria immagine e quella degli altri: non risparmiano invettive sugli arbitri e sono disposti, anche a costo della incolumità personale, ad affrontare le ire della tifoseria opposta. Non è necessario che siano molti, ne può bastare anche uno solo: sono riconoscibili perchè non fanno niente per nascondersi. La loro presenza è spesso giustificata dalle multe che arrivano puntualmente in società. A seguire ci sono i tifosi, coloro che sperano nella vittoria della propria squadra e che sottolineano contentezza e delusione con movimenti corporei posati: applausi sui canestri segnati, mani in faccia per quelli subiti. Le parole sono sussurrate e controllate, mai urlate. Ogni tanto fa eccezione un sostegno verbale ai giocatori perchè sentano la voce del pubblico, ma nessun insulto o provocazione. Poi ci sono quelli che stanno in silenzio. Tra questi i curiosi, una strettissima minoranza, coloro che vengono al palazzo per seguire qualche amico giocatore o perchè trascinati da altri. Sono quelli che ne capiscono di meno e, in realtà, si vedono raramente per due volte consecutive. A meno che decidano di passare velocemente a qualche altra categoria di spettatori. Infine ci sono i gufi, quelli che, pur avendo origini identiche alla squadra locale, sperano nella sua capitolazione. Un gruppo in grande espansione, soprattutto dalle nostre parti. Se la squadra di casa perde, attendono l'uscita per esternare la propria soddisfazione. Se invece vince, devono trattenersi non poco per reprimere la rabbia. Faccio fatica a capire il senso di questa presenza, che non raramente intercetto sulla mia pelle come ostile e ingiusta. Un'altra cosa invece ho capito: più gufi ci sono, più fortuna si sparge sulla squadra bersaglio. Non c'è una logica, ma ho statistiche pronte per confermare il dato. Chiudo il cannocchiale e penso: per chi stiamo giocando? Per fortuna, incrocio gli sguardi dei giocatori e mi arriva la risposta - come una borraccia di acqua gelida nel deserto: per noi! Giochiamo solo per noi!
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