Non posso e non voglio dimenticare il giorno che entrasti al Forum. Una smorfia, un tocco elegante sulle parti intime, un rapido movimento degli occhi per togliere lo sguardo fatale. Lo capii più tardi da Tosca, tua inseparabile nonché amabile consorte: non sopportavi il colore viola ed eri disposto a tutto pur di non vederne traccia. Cosa ci facessi a Pordenone, resterà, non solo per me, un grande mistero. Eri reduce da un attacco di ictus che ti aveva privato della panchina tanto amata, quella dell' Auxilium Torino, dove avevi fatto le classiche nozze con i fichi secchi. Quel grande genio di Corrado Vescovo approfittó della situazione e ti trovasti in un sol colpo 4 gradini sotto, in B2. Purtroppo rimasi troppo poco per i miei gusti di assistente assetato di scienza cestistica. Mi lasciasti dicendo che avrei dovuto continuare e che ce l'avrei fatta. Sapevi di barare: ero troppo giovane per resistere all'urto e infatti, dopo due giornate, ebbe termine la mia esperienza di capo allenatore orfano. Di quei fantastici tre mesi, conservo però un ricordo dolce e limpido. Gli aneddoti, l' ironia - mai sarcasmo - le risate, le riflessioni colte, la leggerezza che faceva da contraltare alla mia smania di controllo. Poi, più di tutto, la tua pallacanestro: semplice, efficace, divertente. Soprattutto offensiva: ci tenevi sempre a dire che non ti bastava vincere, volevi vedere le tue squadre giocare bene. La B2 non faceva per te: era come passare dal teatro all'arena, e tu eri un formidabile interprete di alta recitazione. In un mondo di urlatori e difese asfissianti, la tua poesia cestistica non poteva aver fortuna. Ho ancora in mente le parole che usasti in spogliatoio nel tuo ultimo pre-partita: " non dovete considerare solo la possibilità di vincere, dovete considerare anche la possibilità di perdere ". Per un giovane allenatore illuminista com'ero in quel momento sembrava tutto così assurdo e anacronistico. Mi ci sono voluti parecchi anni per capire la profondità del ragionamento - parole che ho risentito molti anni dopo da Pep Guardiola prima di una finale europea del grande Barcellona. Ora capisco il privilegio raro, anche se breve. Addio Prof. Addio Dido. Ci mancherai. Mi mancherai.

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