Il pentimento va in diretta e fa spettacolo. Dopo Schwazer, Amstrong. Dai tribunali agli schermi televisivi. Chissà che qualcuno si commuova nel vedere l'invincibile cadere a terra e supplicare grazia. Sette anni di menzogne, sette luride maglie gialle intrise di imbrogli e meschinità. Caro Lance, non puoi cavartela così. Devi tornarci le ore passate davanti al video, ci devi restituire l'ammirazione per un uomo capace di vincere tutto, perfino la malattia. Finalmente la verità, una fra tutte davvero inquietante: non si può vincere il Tour senza doping. Cosa ne pensano i tuoi colleghi ciclisti? Quando potremo essere davvero sicuri che sul podio salga un atleta onesto, di cui raccontare le gesta per generazioni a finire senza incorrere nell'ennesima beffa? L'omertá su nomi e fatti non è una bella cosa: bisogna andare a fondo, scoprire le radici del male, prosciugare la fonte maligna. Un mercato, quello del doping, che ha già superato di gran lunga per dimensioni e affari quello della droga. Poi ci sono le istituzioni sportive mondiali, che non possono far finta di niente, colpevoli di negligenza e tacita complicità. Dobbiamo sdegnarci, l'illecito non può essere considerato un male necessario e inevitabile. Noi allenatori ed educatori sportivi abbiamo il compito di insegnare la fatica: non ci sono scorciatoie, né derivati. Non ci sono accorgimenti particolari, né formula magiche, se non l'allenamento ripetuto. Alle nuove generazioni abbiamo il compito di dire in modo chiaro e inequivocabile che la strada verso il successo sportivo é fatta di ostacoli, sacrifici, frustrazioni, rinunce. Esiste il lato A dello sport, fatto di divertimento, gioia, soddisfazioni, amicizie. Ma oggi, più che mai, dobbiamo tutti insistere sul lato B. L'imbroglio ha un origine culturale: come per le medicine, anche lo sport necessita di avvertenze.

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