Non sarà il governo del paese, ma anche quello sportivo merita attenzione. Forse non tutti sanno che, a capo del coni, ente nazionale di promozione dello sport, non c'è il successore designato, Raffaele Pagnozzi, bensì lo sfidante, colui che fino al giorno delle elezioni era accreditato come sconfitto onorevole. Giuseppe Malagó é il nuovo presidente nazionale. Ha avuto una fugace apparizione anche a Pordenone in occasione di pnlegge - accompagnato da Deborah Compagnoni - dove ha presentato il suo libro "donne di sport". Che mi abbia fatto una discreta impressione in realtà conta abbastanza poco. Conta invece molto che, a prescindere dal valore dei contendenti, a prevalere sia stato il candidato che rappresenta la rottura con il passato. A prima vista potrebbe sembrare un atto di coraggio, una scelta in controtendenza considerando la naturale allergia al rinnovamento di cui soffrono le istituzioni sportive. All'ottimismo iniziale, dovranno seguire azioni coerenti ed efficaci. Mai come in questo momento lo sport necessita di scelte forti e innovative. Le attività sportive scolastiche hanno toccato il minimo storico e non si può continuare ad insabbiare la testa. Le società di base sono al tracollo, vessate da gabelle assurde e prosciugate dalla carenza di finanziamenti pubblici e privati. Poi ci sono temi grossi, come la lotta al doping dove il coni spesso ha fatto orecchie da mercante quando avrebbe dovuto farsi carico direttamente. Prima ancora delle medaglie olimpiche, in cima ai programmi del massimo ente sportivo ci dovrebbe essere la tutela della salute di tutti i praticanti, professionisti e dilettanti. È un bel segnale che le federazioni sportive abbiano voluto affidarsi al nuovo piuttosto che all'usato sicuro: é vero anche che siamo sufficientemente navigati per non lasciarci andare a facili entusiasmi. Vigileremo e giudicheremo sui fatti. Caro Malagó, é vero: hai vinto una partita impossibile. Ma il campionato é ancora lungo. I veri problemi iniziano ora: noi ci aspettiamo grandi cose.
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