"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

sabato 17 novembre 2012

tanti a pochi

Davanti a risultati "tanti a pochi" c'é bisogno di tatto e moderazione. Non é detto che i vincenti siano sanguinari e che i perdenti siano vittime innocenti. Nello sport la regola tacita, condivisa ovunque, impone che ciascun atleta esprima il massimo di sé durante la competizione. É certamente riprovevole perdere volontariamente per trarne conseguente beneficio, non certo vincere con grande distacco anche se puó comportare una certa frustrazione nei battuti. Un allenatore non puó dire ai propri giocatori di non impegnarsi: puó trovare espedienti didattici, ad esempio vincolarli a tirare solo da lontano oppure difendere a partire da metá campo. Può tenere in panchina i migliori e far giocare gli altri, ma non può certamente chiedere di non sudare o di sbagliare intenzionalmente. Allo stesso tempo, puó essere utile perdere pesantemente. Non é vero che prendere una bastonata sia necessariamente umiliante o dannoso. Giocare contro i migliori significa misurarsi ai massimi livelli: sta all'allenatore far capire ai propri giocatori che la sconfitta, anche se notevole, é solo un punto di partenza e non d'arrivo. Per assurdo, non ho difficoltá ad affermare che una partita non equilibrata porti maggiore vantaggio ai meno forti. Quando giocavo a carte con mio padre, la piú grande umiliazione consisteva nel lasciarmi vincere: preferivo perdere cento volte, ma quando vincevo ero certo di essermelo meritato. Quando i ragazzi che hanno subito una batosta vinceranno - e prima o poi succederá - sará gioia vera e incontenibile perché figlia di sacrifici e conquiste. Non sempre chi vince di 100 punti a 13 anni avrá un futuro assicurato. Parimenti, non ho ancora visto ragazzi smettere di giocare per aver perso di 100 punti. Non dico che sia normale, ma sono cose che possono succedere: l'importante é dare la giusta dimensione. E questo dipende in genere dagli adulti, perché i ragazzi, dieci minuti dopo la partita - per fortuna - son giá che pensano ad altro.

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