"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

sabato 24 novembre 2012

divisi e contenti

Il quesito del giorno: meglio due squadre discrete o una buona? Io non ho dubbi, non ne ho mai avuti. Dieci giocatori promettenti devono allenarsi insieme: la concorrenza interna non può che favorire la crescita tecnica e mentale degli atleti. Un giovane interessante che si allena in un gruppo modesto acquisisce abitudini sbagliate: l'assenza di competizione rallenta lo sviluppo e illude sulla percezione reale delle proprie qualità. Attenzione peró: spesso, se non sempre, i giocatori migliori hanno bisogno di tempo. Lavorare in un gruppo al proprio livello permette di recuperare piú facilmente il terreno perduto. Ricordo Andrea Pecile, giocava nel gruppo B del Don Bosco Trieste: se fosse stato inserito nella squadra forte, lui piccolo e gracilino all'epoca, non avrebbe potuto sviluppare le doti che hanno fatto di lui, in un secondo momento, il giocatore che conosciamo. Ciò significa che le gerarchie non sono date una volta per sempre: un bambino che a 13 anni sembra un fenomeno, qualche anno può diventare un giocatore normale e viceversa. In pratica, fino ad una certa etá tutti dovrebbero giocare nelle squadre di appartenenza: giunti a livello under 16-17, i giocatori migliori - considerati tali in quel preciso momento e comunque non irremovibili - dovrebbero allenarsi e giocare insieme. A maggior ragione in una città o provincia che non può permettersi certi numeri. Penso sia giusto fare un ragionamento anche di appartenenza ad un territorio che ha una tradizione ed una scuola inconfondibili. Sparire dalle cartine geografiche nazionali in nome di una parcellizzazione del lavoro non può vederci soddisfatti: giocare per il predominio in città ha poco valore in confronto alla possibilità di misurarsi con i sodalizi più titolati. Non si può migliorare se non affrontando i migliori. Per il bene dei nostri giovani giocatori, le lotte di cortile dovrebbero lasciare spazio ad una programmazione di ampio respiro dove gli interessi di parte - comunque legittimi - passano in secondo piano rispetto alla volontà di unire gli sforzi. Pordenone ha tutto per stare davanti nel gruppo: società, allenatori, reclutamento, strutture. La storia degli ultimi anni racconta di finali nazionali e di giocatori approdati in prima squadra. Ecco perché faccio fatica a capire questa voglia di recessione: ci hanno copiato tutti in regione, ora, nel vederci in questo stato, si stanno sfregando le mani.

Nessun commento:

Posta un commento