Voce che grida nel deserto. Non é il Battista, semmai Sandro Donati, ex sprinter di discreto livello, attuale membro della Wada, l'agenzia mondiale che si occupa del doping. Il suo ultimo libro, edito da Gruppo Abele, "lo sport del doping", é una denuncia documentata e senza mezzi termini del sistema corrotto e marcio dello sport di alto livello. Secondo l'autore, negli sport di forza e di resistenza nessun atleta olimpionico é pulito: si salvano le specialitá - con beneficio di dubbio - dove la destrezza e la coordinazione hanno un valore determinante ( scherma, tuffi, tiro ). L'aspetto piú inquietante é un altro: le istituzioni sportive, attraverso dirigenti omertosi e compiacenti, hanno favorito l'espansione del fenomeno quando avrebbero dovuto tutelare la salute degli atleti. Il comandante dei Nas, generale Piccinno, in occasione della presentazione del libro, ha denunciato un mercato del doping, in mano ad associazioni malavitose, che sta raggiungendo gradualmente le dimensioni di quello della droga. Il quadro é desolante: chi glielo dice ai nostri giovani atleti che il loro idolo é un imbroglione? Chi ci torna indietro le medaglie e i titoli vinti immeritatamente? E i titoloni sui giornali e le celebrazioni televisive? Di chi ci possiamo fidare? Come allenatore ho sempre e solo creduto nel valore della fatica e nell'etica del lavoro in palestra: ho sempre visto di malocchio perfino i semplici integratori idrosalini. Madre Natura ci ha dato l'acqua, ingrediente essenziale e piú che sufficiente. I nostri vecchi ci parlavano sempre di " polenta e formaio " per diventare piú grandi e piú forti. Oggi dicono che senza aiuto non é possibile per nessuno resistere 20 giorni in sella a 40 di media. Amstrong, il ciclista, idolatrato dai media fino alla nausea, é stato cancellato come se non fosse mai esistito: solo adesso ci siamo accorti? Quanto facevano comodo le sue vittorie? Come mai il marcio salta fuori anni dopo e solo dopo testimonianze di altre atleti? Se per essere puliti occorre rinunciare alle medaglie e ai trofei, ben vengano delusioni e sconfitte a raffica. La prossima volta staró attento: guarderò il medagliere a testa in giú.
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