Dico sempre a me stesso che questo è l'ultimo giro. Prendo armi e bagagli e mi metto dall'altra parte della barricata, dove si guarda e si parla - sparla? -. Poi sento l'odore - profumo? - inconfondibile della sfera e il rumore - suono? - di quando picchia sul ferro. Questa è la fregatura: sono le cose apparentemente inutili e insensate che ci tengono appesi al chiodo. La parte sana vorrebbe serate libere da impegni, da dedicare a concerti, teatro, e, perchè no?, qualche bella conferenza. La parte malata vuole un animale intento a sbraitare e lottare perchè ogni goccia di sudore vada a buon fine. Chi fa questo mestiere, per professione o per passione, sa che non deve aspettarsi due ore, nemmeno centoventi minuti, semmai settemiladuecento secondi. Da pivello guardavo i movimenti, la pulizia gestuale: ora mi concentro sull'espressione del viso. La faccia giusta: non c'è requisito migliore. Dodici facce giuste valgono più di mille talenti. L'Italbasket di questi giorni sta a dimostrarlo. Non c'è salvezza, non c'è riparo, non c'è mezza via. O ti butti o non ti butti. O fai o non fai. Sapendo dal primo istante che verranno commessi un sacco di errori e che non saranno perdonati. Ci vuole autolesionismo per entrare in palestra. E' quando esci che trovi la spiegazione.

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