Gli infortuni fanno parte del gioco.Tutti si toccano, da tutte le parti, chi più chi meno, ma prima o poi il numero indesiderato viene estratto. Nessuno si salva. Non c'è un nesso, non c'è una logica. Tutti a cercare spiegazioni, ma è solo un esercizio autolesionista. Non c'è spiegazione: è successo e basta. Lo sport fa bene, ma fa anche male. Provate a chiedere a chi passa un'intera stagione sulle stampelle a guardare gli altri giocare se è totalmente convinto della bontà dello sport. Gli allenatori, me compreso, sono terrorizzati. Un avversario puoi studiarlo, come puoi mettere in conto una giornata negativa della squadra. Un infortunio non è calcolabile, succede sempre quando non te l'aspetti e nel 90% dei casi quando un giocatore è in fase agonistica positiva. Un infortunio lungo è come stare fuori casa per molto tempo: senti nostalgia, non vedi l'ora di rientrare e questo pensiero ti lacera dentro. In genere, chi ha vissuto questa esperienza torna più forte di prima: non tanto fisicamente, quanto mentalmente. Chi supera questa fase, ha qualcosa di più degli altri: chi ha sofferto, si trova più ricco rispetto all'inizio. I guerrieri più valorosi, in senso sportivo, sono quelli che hanno passato i momenti peggiori. Non potrebbe essere altrimenti: solo chi rinuncia può capire il valore della vittoria.
Questo vorrei dire ad Anna e Sara: tornate più forti di prima. Noi sapremo aspettarvi. E state certe che faremo di tutto per rendere leggera l'assenza. Anzi, abbiamo aggiunto un motivo in più per non mollare.

Nessun commento:
Posta un commento