Non mi sento di condannare gli imbroglioni. L'onestà della strada non è la stessa in un campo di calcio. Personalmente preferisco che Gigi Buffon paghi le tasse piuttosto che ammetta che la palla fosse dentro. Per una volta mi piacerebbe che ci togliessimo questa fastidiosa patina di falsi moralisti per metterci seriamente nei panni dei protagonisti. Alzi la mano chi avrebbe buttato fuori la palla e avrebbe detto all'arbitro che quello era goal. Non dico fosse sbagliato farlo; dico che nessuno di noi l'avrebbe fatto. Buffon dice una cosa sacrosanta: è compito dell'arbitro vigilare sulla regolarità della gara, il mio è fare il portiere. Sul fairplay sportivo si sono sprecate tonnellate di parole, spesso vuote e retoriche. Nessuno di noi vuole perdere: anche a briscola con la nonna si imbroglia, pur di arrivare a 61. Mi preoccupano maggiormente i pugni e le gomitate a sangue freddo che le bugie dette in campo. Non credo nemmeno alla favoletta che se una persona è corretta lo è in ogni occasione: lo sport non è la vita, semmai ne è metafora. Fatemi capire: il rigorista che spiazza il portiere è un imbroglione e merita la prigione? Il giocatore di basket che impedisce ad un avversario di fare canestro - anche duramente - è un criminale e va processato? Rubare è peccato, barare nel gioco no: mi assumo la responsabilità di tale affermazione. Siamo tutti bravi nel trovare l'errore altrui, molto meno nel cercarlo dentro di noi. Tutti abbiamo criminalizzato il comandante della nave affondata, ma quanti come lui l'hanno fatta franca pur non essendone maggiormente degni? Occorreva riempire i notiziari e la carta stampata, l'esperimento è riuscito alla perfezione. Ma non mi si venga a dire che la storia sportiva - anche la più vicina a noi - non sia colma di episodi di questo genere. A scanso di equivoci, dico tutto questo da milanista convinto, decisamente incazzato per come sono andate le cose. E come dice Cosmi scherzosamente, se Muntari l'avesse colpita meglio, non staremmo qui a discutere. Piuttosto, in una giornata nera per lo sport, brilla la saggia decisione di un allenatore di escludere il miglior giocatore per un ritardo alla riunione pre-partita. Bravo Luis Enrique, colpirne uno per educarne mille.
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