"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

giovedì 8 marzo 2012

incomprensibili e inguaribili




In sè una partita è una cosa da poco. Dura 90 minuti, come un film. Come un viaggio a Trieste. Ed è il momento in cui ci si diverte di più. La tensione si trasforma in energia vitale sprigionandosi nel gioco. È l'attesa che è interminabile. Per noi allenatori, anche il post partita comporta delle conseguenze. La ruminazione è ciò che logora. Se si potesse vivere in una camera isolata ed essere trasportati e riportati senza conoscere nulla del prima e del poi, forse vivremmo meglio. Lo sport è anche questo: la parte migliore é quella più breve, tutto il resto ti mangia vivo senza possibilità di difesa. Una soluzione ci sarebbe: fregarsene, rimanere impassibili di fronte ad una disfatta, impermeabili ai fattori esterni - stampa, critica, pubblico ecc....ma non é così facile. Dico sempre ai miei collaboratori: che differenza c'è, a parte naturalmente il lauto compenso, tra noi poveri allenatori di provincia e quelli che giocano per lo scudetto in serie A? Forse le pressioni che vive Sergio Scariolo sono minori delle nostre che tentiamo di fare miracoli con quello che abbiamo a disposizione? La promozione del Fontanafredda in C regionale é costata meno in termini di notti perse e di giorni raminghi rispetto a quella di Casale Monferrato dello scorso anno? Lo sport, anche nel paesino più sperduto di montagna, vive di risultati. Se non vinci, non sei nessuno. Se hai una squadra forte e perdi, sei un incapace. In fondo, a pensarci bene, c'è solo da perdere. La domanda d'obbligo è allora la seguente: ma chi ce lo fa fare? La risposta, d'obbligo: non c'è nulla che possa sostituire la bellezza di una partita, anche persa al supplementare sulla sirena. Viviamo e respiriamo di queste emozioni, niente è più autentico ed affascinante di due squadre che si affrontano per battersi. Una dipendenza dalla quale é difficile, se non impossibile, guarire.

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