Vado contromano, come capita spesso ( non in auto, be quiet ). Qualcuno, da chissà dove, ha ordinato il combattimento del Gallo. E che si procurasse un danno, guarda caso incompatibile con gli Europei. Non si augura mai il male a nessuno, soprattutto ad un campione come Danilo , ma questa è davvero manna per la nazionale e la pallacanestro italiana. Messina sbollirà la rabbia in poco tempo, capirà al volo l'occasione prelibata per lanciare nuovi protagonisti sul palco. Solo il grande e carismatico allenatore è in grado di anticipare un nuovo corso che, prima o dopo, irrimediabilmente, si sarebbe presentato all'ordine del giorno: con buona pace per i vertici federali, che dovranno pazientare per vedere i colori azzurri nei piani alti del circuito europeo e mondiale. Già il fatto che un giocatore talentuoso come Flaccadori sia stato richiamato é una bella notizia: a questi ragazzi non manca niente per competere, se non la necessità di giocare gare importanti in ambito internazionale. Purtroppo la scomparsa delle squadre italiane dalle coppe che contano ha condizionato in negativo la formazione dei giocatori indigeni con maggiore impatto agonistico: la nazionale diventa perciò un laboratorio di crescita in ambiti poco conosciuti e trampolino verso lidi più stimolanti. Non è un caso se i migliori spesso emigrano in Europa per competere ai livelli più alti - motivo per cui il campionato italiano si è abbassato di livello perdendo di appeal - completando un percorso di crescita altrimenti monco. Non è certo colpa degli under 20 tantomeno del povero Buscaglia se si è dovuto sudare mille camicie per non retrocedere in divisione B: tutti gli altri giovani europei hanno spazi importanti in patria o fuori mentre i nostri marciscono nelle panchine che gli allenatori avvertono troppo instabili per permettersi scelte rischiose. Perciò, signori, non tutti i mali vengono per nuocere: fuori Gentile, Bargnani, Gallinari, dentro Flaccadori, Biligha, Tonut. È una metamorfosi inevitabile. Non vinceremo l'Europeo? Pazienza. Ce ne faremo una ragione. Questo e altro per vedere una nazionale che si rinnova continuamente. In fondo, e gli allenatori lo sanno, si lavora per questo: per vedere l'inesistente scalzare l'esistente. A meno che ci piaccia vivere di ricordi e di nostalgia: Atene, ad esempio, possiede ancora un forte effetto placebo. Ma indietro non si torna. Mai.
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