"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

lunedì 10 ottobre 2016

chi si accontenta non gode

Voglio dare una lettura diversa e provocatoria sul perché i giovani italiani faticano a fare le scarpe ai vecchietti e agli stranieri di turno. Davvero i nostri ragazzi sono così ambiziosi? Davvero scalpitano e spingono per ottenere un posto al sole? Mi tengo il beneficio del dubbio in attesa che i fatti mi diano piacevole smentita. Faccio sport da quando sono nato perciò non posso avere un'idea negativa del termine ambizione che, in questo ambiente, viene spesso accostato, come sinonimo, a competizione. Ambizione e competizione sono le due facce della stessa medaglia che tanta paura fanno ai detrattori del pianeta sportivo: un certo retaggio culturale, tipicamente italiano, spinge ad avere ritrosia verso tutto ciò che comporta conquista, lotta, selezione. Come se il mondo fuori delle palestre o dei campi sportivi ne fosse totalmente immune. Non può esistere sport senza ambizione, nemmeno senza competizione. Chi corre da solo per strada compete con se stesso cercando di spingersi oltre i propri limiti. Chi gioca in una squadra compete con gli avversari per avere la meglio in una disputa di orgoglio e bravura. L'ambizione è il carburante, la molla che spinge l'atleta a raggiungere i propri sogni. Un giovane senza ambizione è come un uccellino che non vuole uscire dal guscio: è qualcosa di incompiuto, paradossalmente per non correre rischi si espone a maggiori pericoli. Se si vuole crescere occorre misurarsi con difficoltà, frustrazioni, conflitti, avversità di ogni tipo: l'immagine di chi arriva in alto senza sgomitare e sbucciarsi le ginocchia o per meriti divini appartiene alle favole e alle proiezioni di romantica memoria. Ho come l'impressione che le giovani generazioni spesso si arrendano prima ancora di iniziare: un utilizzo sconsiderato e comodo della bandiera bianca come autodifesa. Per questo provo un certo piacere nel vedere quelle poche eccezioni alla regola di ragazzi sfacciati che sfidano la sorte affidando i propri sogni alla fatica e al sudore nel tentativo di raggiungere la meta. Per quanto possa sembrare presunzione o arroganza, chi si mette alla prova dimostra di avere l'atteggiamento giusto: nello sport la sfrontatezza è d'obbligo, chi si accontenta non gode. Che male c'è nel provare? Indietro si può sempre tornare, non sempre si può andare avanti.

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