É quasi certo che qualcuno sobbalzerà, ma pazienza. Quando si dicono le cose in faccia, non si può piacere a tutti. A volte non piaccio nemmeno a me stesso, figurarsi fuori. Ciò che mi stupisce, ultimamente, é la perdita del senso della misura. Gli strumenti tecnologici ultra moderni hanno contribuito, anche se in parte, alla deformazione del reale. In parte, perché, essendo inermi, possono funzionare solo attraverso l'intenzione umana. Mi riferisco, in particolare, al concetto di impresa sportiva. Pietro Mennea ha compiuto una vera e propria impresa alle olimpiadi di Mosca; lo stesso si può dire di Panatta Bertolucci e Barazzutti che vinsero l'unica coppa Davis per l'Italia. Il Leicester di Ranieri sta per vincere la premier league - speriamo di non fare i menagramo - cosa successa in passato solo in rare occasioni, come il Cagliari di Gigi Riva o il Verona di Bagnoli nel campionato nazionale. Un'impresa sportiva é determinata da alcuni fattori indiscutibili: la collocazione, innanzitutto, dell'evento, che non può che essere internazionale o, quantomeno, nazionale. Vincere in ambito locale può portare soddisfazione, ma non può essere considerato un fatto di particolare importanza, a meno che lo si carichi di significati di per sé inesistenti. Secondo, ci deve essere sproporzione fra il valore di partenza di un gruppo o di un atleta e quello di arrivo: non c'è nulla di speciale se gli All Blacks dovessero vincere il titolo mondiale nel rugby. Se invece il titolo lo dovesse vincere l'Italia, con tutto il rispetto che si possa avere per la squadra, sarebbe un fatto inaspettato, perciò di valenza eroica. La cosa sorprendente, e per certi versi preoccupante, alla quale assistiamo oggi, é la gonfiatura di azioni che di per sé non hanno nulla di straordinario. Ciò che é irrilevante sta diventando fatto di cronaca con conseguenze, a mio modo di vedere, nefaste, soprattutto per quanto riguarda i giovani atleti. Non é salutare, ai fini della formazione sportiva, far passare il concetto che ciò che é normale può essere eccezionale: i ragazzi devono impegnarsi con l'idea di migliorare e i campionati hanno senso solo in funzione di questo obiettivo. Perciò chiamale emozioni, se vuoi, ma non imprese. Tempo al tempo.
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