"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

giovedì 7 aprile 2016

Addestramento alla rabbia

Prima di rovesciare l'istintiva e infermabile sete di vendetta. Prima di inasprire le leggi. Prima di cercare i colpevoli per una condanna esemplare. Prima di fare commenti privi di senso dettati da cieca impulsività. La domanda é: da dove viene tutta questa rabbia? Se non abbiamo la risposta, non illudiamoci di trovare la soluzione. Perché la soluzione dei problemi sta sempre a valle, mai in cima. Non sono un eroe - di solito gli eroi non scrivono, vengono decantati - però ogni giorno mi trovo, un po' per scelta un po' per necessità, assieme a molti altri, ad affrontare la rabbia. Con risultati spesso, se non sempre, mediocri. Il meccanismo di difesa messo in atto da quasi tutti é quello di mantenere il controllo, rispettare le distanze, salvaguardare salute e clima generale. É un metodo onesto, che dà risultati efficaci sull'immediato, insufficienti sul lungo periodo. I ragazzi transitano, ma non riusciamo a scalfire la corazza che li protegge. Una corazza emotiva, che sembra inerme, ma che esplode inaspettatamente con conseguenze a volte devastanti. Se dovessi usare un gergo calcistico tanto caro ai nostalgici, stiamo facendo melina, sperando prima o poi di trovare un varco dove infilare un colpo vincente. Proprio domani ricorre l'anniversario di un nostro alunno che non ce l'ha fatta a resistere, aveva quattordici anni. Gesti estremi, come estrema é la voglia di sopraffazione, la tentazione che la legge della giungla prevalga sul rispetto e il buon senso. L'uomo non nasce cattivo: la crudeltà non è nei cromosomi. La qualità delle relazioni stabilisce la differenza tra un uomo in pace con se stesso o in guerra con il mondo. Gli adulti devono interrogarsi: e per adulti non intendo solo i genitori, ma l'intera comunità civile che dovrebbe prendersi a cuore la continuità non solo biologica della specie. Smettiamola di dispensare colpe e sanzioni, proviamo tutti quanti a rimboccarci le maniche e riprendere il filo del discorso: con fatica, perché il conflitto é duro da reggere, ma é nel silenzio e nell'incomunicabilità che cresce il livore. Questa rabbia ha bisogno di uscire, di disperdersi in mille rivoli innocui. Non è il momento di chiamarsi fuori. Nemmeno di sragionare. É il momento di stare sul pezzo. Chiamasi addestramento alla rabbia.

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