"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

mercoledì 15 luglio 2015

irrilevante ai fini del risultato

Quella di Berruto - spedire a casa i giocatori della nazionale rientrati oltre l'ora stabilita - è stata una mossa sconveniente e impopolare. Sconveniente perché in queste cose, visto il valore degli atleti e di questi tempi poi, quasi sempre é il correttore a rimetterci le penne. Inoltre, per chi prende le decisioni in alto, é più facile trovare un allenatore che quattro buoni giocatori. Impopolare, perché una bravata a Rio viene contemplata dai più come fatto logico e inevitabile: si può rimanere impassibili di fronte al fascino di una città così ricca di suadenti distrazioni? Invero, il coach della nazionale di pallavolo ha fatto quello che altri, nei secoli dei secoli, non hanno avuto il coraggio di fare. Tutti conosciamo svariati aneddoti su giocatori delle nostre nazionali, famosi e non, pizzicati in atteggiamenti non certo professionali: leggende più o meno metropolitane che hanno fatto il giro della penisola e che sono rimaste sepolte grazie anche all'omertà - forse espressione troppo forte? - diciamo all'opportunismo di non voler rinunciare ai pezzi più pregiati della scacchiera. In molti hanno fatto finta di non vedere stabilendo una conseguente scala di valori dove il risultato ha priorità assoluta su qualsiasi altro aspetto. La nazionale é solo la punta dell'iceberg - e quindi ad esposizione massima - di quello che sta diventando un malcostume diffuso: concedere deroghe e privilegi a giocatori ritenuti indispensabili per vincere. L'aspetto educativo ha lasciato il posto a quello prestazionale: le regole non valgono per tutti, o almeno valgono fino a quando é possibile evitare la sconfitta. Ecco perché sto con Berruto: perché abbiamo bisogno di gesti forti ed esemplari, perché guardando la nazionale - il livello agonistico e dimostrativo più alto - tutti possano riconoscere reciprocità, correttezza, onestá. Perché chi va in nazionale deve sapere che la prima forma di rispetto é dovuta alle decine di giocatori rimasti a casa che avrebbero fatto carte false per salire sul carro. Per una volta, il coach ha dato più importanza alle regole comuni, sbattendosene delle conseguenze sul campo. Perderà, oggi, probabilmente. Ma per me, almeno, ha già vinto, ancor prima di cominciare a giocare. Irrilevante ai fini del risultato.

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