Corruzione, scommesse clandestine, partite truccate, doping, violenza negli stadi. Ce n'è abbastanza perché il calcio chiuda baracca e burattini. Non siamo ingenui, non è l'unico ambiente sportivo contaminato, ma é certamente il più accreditato. E non siamo nemmeno sorpresi, visti i precedenti. A dirla tutta, chi come il sottoscritto vive di sport dovrebbe sentirsi particolarmente offeso e indignato: non mi aggrada per nulla mangiare nella stessa tavola a fianco di banditi avidi e senza scrupolo. Sport e politica, due mondi ontologicamente diversi e che dovrebbero tenersi scrupolosamente a distanza: ogni volta che si sono incontrati e stretti la mano sono emersi guai e scandali. La domanda è la seguente: davvero lo sport necessita di un governo? E se la risposta fosse affermativa, quali strumenti esistono per evitare il degrado morale e il tornaconto personale? A cambiarmi l'umore vengono in soccorso le immagini di tanti bambini/e che correndo dietro ad un pallone inseguono un grande sogno riempendo la vita di emozioni ed amicizie. Oppure di tanti allenatori - sconosciuti al grande pubblico - che non hanno ancora spento l'ideale di insegnare la tecnica del gioco perché è il vero valore in cui credere. L'unico argomento che spinge a non considerare l'idea drastica che si debba abolire il gioco del calcio sta proprio in questi prati di periferia di cui nessuno parla e dove non esiste altro interesse se non l'apprendimento. Se vogliamo salvare il calcio, e lo sport in generale, dobbiamo tornare alle origini: il superamento dei propri limiti attraverso l'esercizio e l'affinamento del gesto sul campo. Tutto ciò che è stato artificiosamente costruito sopra ha poco se non nulla a che vedere con ciò che costituisce l'essenza dello sport. Una certa enfatizzazione mediatica, é giusto dirlo, ha spostato l'attenzione da uno sport reale, quello che dovrebbero praticare tutti, ad uno virtuale, privilegio di una ristretta elite, generalmente poco esemplare verso le nuove generazioni. Con il risultato che molti ragazzi preferiscono assistere - e spesso scommettere con tragiche conseguenze - a questi spettacoli mondovisivi - le nuove arene universali - piuttosto che mettersi in gioco e vivere lo sport come personale stile di vita. Non è un caso che il governo del calcio abbia fatto affari sporchi con le televisioni: dove c'è tanta trippa, tutti hanno un buon piatto. Attenzione: siamo sicuri che la riserva sia inesauribile?
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