"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

sabato 11 aprile 2015

non c'è verità

Si sprecano i luoghi comuni: tutti siamo responsabili, ognuno di noi poteva fare di più e via dicendo. Così laviamo i sensi di colpa e quietiamo l'anima. Oppure caccia al colpevole, ad una spiegazione, come se ci trovassimo di fronte ad un giallo dai contorni misteriosi. L'unica verità che conosco: un ragazzo, allo sbocciare della vita, non c'è più; i suoi familiari, i suoi amici, non si danno pace e non trovano risposte. Anch'io, da adulto, da insegnante, non mi do pace e non trovo risposte. Non voglio nemmeno cercarle. Troppo facile. La verità che stiamo cercando é quella che non esiste. Non sappiamo a quali meccanismi risponde la psiche umana e in che modo le emozioni possano impadronirsi della mente al punto da soggiogarla. Quello che so - ma non ha nessuna pretesa di indagine tantomeno di spiegazione - é che i ragazzi, malgrado la faccia dura le parole irripetibili e il fare spesso oltraggioso, nascondono una fragilità umana di dimensioni impressionanti. Più che aprire i computer o leggere i messaggini, forse dovremmo darci da fare su questo fronte. Cosa c'è dietro questa corazza protettiva, questa armatura spinosa inaccessibile? I ragazzi si difendono, ogni giorno ed ogni ora, da chi e da cosa? Poi, quando ne hanno la possibilità, attaccano, spesso in branco, e lasciano il segno, forse marchiando un'esistenza incolore e monotona. Spaccano, insultano, aggrediscono, si tolgono la vita: gesti estremi, forse estreme grida di allarme. C'è un vuoto da colmare, ma come? Le pacche sulle spalle sono state sostituite dai cuoricini virtuali e le parole di consolazione da messaggi incompleti e freddi: non c'è fisicità nei rapporti, non ci sono occhi che parlano né orecchie che guardano. Ciò che manca é la vicinanza: non solo parole, ma intese, abbracci, a volte, se ci vuole, anche scappellotti. Chi ha detto che i ragazzi non vanno corretti? Spesso sono proprio loro, con messaggi subliminali, ad implorarci di fermarli ed indicare la linea da non oltrepassare. É un duello faticoso, tra prendere e lasciare, fare e disfare, concedere e vietare. Noi adulti abbiamo tutti un compito ed una responsabilità: esserci quando serve. Concesso sbagliare, proibito abbandonare il campo. 

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