É il termine di gran lunga più pronunciato, e ahimè abusato, in campo sportivo. Il talento, per i greci e gli ebrei, era una moneta. Nella famosa ed intrigante parabola evangelica si è trasformato in metafora. Il talento é un dono, in pratica una dote congenita e speciale, qualcosa che si possiede senza meriti né conquiste. C'è chi ne ha di più e chi di meno, in realtà impossibile esserne del tutto sprovvisti. Nello sport il vero talento é merce rara: sono pochi gli atleti che possono raggiungere livelli elevati senza ricorrere ad esercitazioni asfissianti e ripetitive. Molti giocatori di pallacanestro che frequentano i piani alti - quasi tutti direi - hanno costruito la carriera mattone dopo mattone levigando e pulendo i propri errori con lavoro massacrante e continuo. Lo stesso compianto Drazen Petrovic, forse il più forte giocatore europeo di tutti i tempi a pari merito con Sabonis, se avesse avuto talento non avrebbe chiesto le chiavi della palestra corrompendo il custode per esercitarsi all'alba di ogni santo giorno e migliorare così la propria tecnica di tiro. Maradona, invece, poteva permettersi di saltare gli allenamenti e di presentarsi in campo anche con qualche chilo di troppo ed essere comunque determinante. Perciò, soprattutto quando ci riferiamo ai giovani, dobbiamo pesare molto bene le parole: primo per evitare dannose e facili illusioni, secondo per non sminuire il lavoro prezioso che sta dietro alla costruzione lenta e faticosa di un giocatore. Essere capaci di fare determinate cose in campo non significa automaticamente essere giocatori di talento: più appropriato parlare di predisposizione al miglioramento, che é una dote importante ma trattasi di altro aspetto. Alberto Tomba aveva talento - oltre ad una grande dose di narcisismo -: nato in piena pianura padana, ha messo in fila tutti quanti, compresi quelli che già all'asilo si spostavano sugli sci. Ne avete visto un altro? Di questi ne nascono uno ogni secolo. Per fortuna, aggiungo, altrimenti che ci starebbero a fare gli allenatori? Purtroppo il talento in se non basta: quanti l'hanno preso e sono andati a sotterrarlo? Il talento va scoperto e fatto fruttare: non si può rifiutare un regalo. Non si può fare torto a se stessi e nemmeno agli altri: io ad esempio, comune mortale, se fossi stato Balotelli, di certo avrei cercato di non gettare alle ortiche quel dono. Ecco perché Oriali, come dice Ligabue, rappresenta il nostro vero eroe: perché è quello che ci assomiglia. Un bravo giocatore, con il talento della fatica: si può dire?
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