Sarà che Antonio Conte non rientra nella lista dei preferiti. Sarà che stiamo attraversando tempi magri. Sarà che non mi convince questa rincorsa al salvatore della patria. Sarà, ma la vicenda del nuovo CT mi lascia alquanto perplesso. Sorvolando sui meriti tecnici - non ho svariati elementi a disposizione, sebbene la cronaca parli di trionfi nazionali e altrettanti tonfi internazionali - ho l'impressione, che per quanto riguardi gli ingaggi, si sia persa completamente la bussola. Poco importa da dove provenga il denaro: che siano pubblici o privati, che siano nostri o di altri, stiamo parlando di cifre spropositate e fuori da ogni logica comprensibile. In molti paesi l'allenatore della nazionale non ha un contratto a tempo pieno: ciò significa minore tempo a disposizione, ma anche meno oneri per le federazioni. Come é possibile paragonare un contratto con un club di prestigio - ad esempio la Juventus - con quello di Commissario Tecnico? Come si può pretendere di guadagnare le stesse cifre? A parte le pressioni, terrificanti e quotidiane, a cui é sottoposto un mister qualsiasi di serie A, ma l'impegno effettivo sul campo é di una disparità notevole ed evidente. Quanti raduni deve - o meglio può visti gli impegni di campionato e coppe - fare il trainer della nazionale durante una stagione? Quante partite e amichevoli in un anno? Passare la vita visionando giocatori non è la stessa cosa che rischiare la pelle tutti i giorni sul campo. E questo Conte dovrebbe saperlo, forse meglio di qualunque altro. É vero che soprattutto in Italia il rischio di bruciarsi facendo il mestiere più difficile in patria é alquanto alto, ma non da giustificare pretese eccessive e impopolari. Siamo proprio sicuri che valga la pena inseguire un uomo ad ogni costo? Non credo che per un ruolo del genere valga il criterio dell'indispensabilità: qualcuno forse conosceva il mister della Germania prima che vincesse il titolo mondiale? In Italia abbiamo il culto dell'eroe: diversi Savonarola che si alternano al comando di istituzioni, aziende, squadre nazionali e che hanno il compito di trascinarci fuori dalle secche e regalarci soddisfazioni indimenticabili. Ma per i mali del calcio, come per altri, non é sufficiente Antonio Conte, nemmeno a tempo pieno e con pieni poteri. Se non ci sono più talenti nello stivale, non sarà certo un uomo focoso e irruento, bravo quanto si vuole, a risolverli. Forse si dovrebbe distribuire la ricchezza un po' più in periferia, dove i giocatori si formano. Meglio che mi fermi, sto iniziando a farfugliare.
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