Una grande piaga si sta abbattendo sullo sport giovanile. Ha dei connotati precisi: senza tanti giri di parole, si chiama illusione. O, meglio, disillusione, che altro non é se non la logica prosecuzione temporale della prima. Non é certo una malattia sconosciuta, ma diffusione e invasivitá negli ultimi tempi sono salite alle stelle e se non si provvede immediatamente a tamponare il fenomeno sono previsti tempi bui per l'agonismo con calo vertiginoso dei praticanti e, conseguentemente, risultati scadenti a livello di vertice. Molte le cause all'origine, in ogni caso ricondotte al comportamento sconsiderato degli adulti, che vedono nelle giovani leve lo strumento ideale per le proprie ambizioni. Tra i primi, procuratori senza scrupoli e poco avveduti, che preferiscono firmare contratti piuttosto che preoccuparsi della formazione tecnica dei giocatori: risultato? molti giovani restano a piedi perché sprovvisti delle abilità necessarie per giocare ad alti livelli. Genitori disposti a tutto - perfino in casi estremi a chiudere un occhio su pratiche illecite - pur di vedere i propri figli entrare nell'Olimpo dello sport italiano, con la conseguenza, quasi certa, che gli esiti non siano mai corrispondenti alle aspettative. Lo squallido panorama mediatico che pur di fare ascolti e lettori ha il grande potere di deformare la realtà scambiando per campioni giocatori di normale levatura. Ma anche tecnici - e mi ci metto anch'io nel grande calderone - pronti a scommettere su futuri talenti con dati troppo approssimativi e provvisori. Società che fanno investimenti su ragazzi ancora teneri strappandoli troppo presto dalle proprie radici trascurando aspetti fondamentali della formazione umana. Tutti quanti, per il bene dello sport e soprattutto dei giovani, dobbiamo fare un grande passo indietro. Estirpare tutte le pressioni innaturali e artificiali e mantenere in vita esclusivamente quelle insite ad una sana competizione che bastano e avanzano da se stesse. Proteggere - qui si che il termine ha un senso, non quello fazioso e controproducente quando i figli hanno torto - in maniera vigorosa i ragazzi da qualsiasi malsana esposizione, da quel mondo sportivo malato e costruito forzosamente che carica di richieste eccessive una mente incapace di rielaborare tensioni e conflitti. I ragazzi non vanno pompati, - soprattutto nella fragilità dei tempi odierni - prima o poi scoppieranno e ci troveremo di fronte ad un abbandono di massa. É sbagliato dire che se ne vanno perché non si divertono: se ne vanno perché sbattono contro un muro. Ma quel muro, volenti o nolenti, siamo stati noi adulti ad innalzarlo.
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