"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

sabato 19 luglio 2014

in fila per amore

Il rischio di ripetersi é fatalmente alto, però i tempi suggeriscono ulteriori riflessioni. In nazionale non si stipula un contratto di lavoro: in nazionale si va per gioia, orgoglio, amore (parola grossa, ma necessaria). Se non esistono queste condizioni, l'insistenza si trasforma in pena reciproca. Ci sono giocatori in giro che darebbero un rene per vestire la maglia azzurra ( compreso lo scrivente, anche se ormai fuori dai giochi): forse con minore qualità, ma con maggiore attaccamento. Purtroppo l' ossessione per un risultato di prestigio in una fase storica di vacche magre ( abituati troppo bene forse? ) conduce spesso alla cecità o, peggio, alla volontà di non vedere. Tutti vorremmo ammirare il tricolore alzarsi, ma se ciò non fosse possibile - come purtroppo accaduto negli ultimi anni -, ci accontenteremmo di vedere gente che si sbatte in campo, che gioca rifuggendo da pensieri ricorrenti ad infortuni o alla sacrosanta ( per carità ) necessità di riposo. Non é certo un tiro sbagliato o un passaggio finito male che fa infuriare il popolo nazional-cestista: semmai una corsa lenta, una difesa molle, un rimbalzo facile concesso. In azzurro, più che nei club, visto che esiste libertà di scelta - non imposta da padri padroni padrini, procuratori e affini - il criterio dovrebbe essere chiaro: si mira al giocatore completo, fatto possibilmente di talento, ma anche di cuore, solidità, leadership, esemplarità. I ragazzi/e che vanno al palazzo a tifare, vogliono vedere una sporca dozzina di leoni che si buttano per terra: certo, anche le schiacciate e le bombe, ma in particolare la fierezza di vestire una maglia che solo a pochi eletti é permesso fare. Non sarei nemmeno spietato verso la diserzione: punire non farebbe altro che aumentare attenzioni non meritate e spostare l'accento sulla minaccia a fronte della volontà di scelta. In nazionale, come in qualsiasi rappresentativa a qualsiasi livello, ci si deve andare contenti, e lo si deve vedere dalle facce e dai comportamenti. Perché contenti? Perché c'è una fila fuori ad aspettare e perché c'è un popolo, piccolo o grande che sia, da rispettare e onorare.

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