"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

lunedì 3 marzo 2014

per niente Conte

Non mi è piaciuto per niente lo sfogo di Conte rivolto al collega Prandelli, reo di aver convocato in nazionale Chiellini, appena ripresosi da un infortunio. Confesso di non aver simpatia per l'allenatore bianconero:  si dice che é normale trovare antipatico chi ha facilità con la vittoria. Io dico, invece, che é antipatico a prescindere. Bravo, per carità, forse. Un po' sopravvalutato visto che, a parte gli scudetti in Italia che oggi sono paragonabili al palio dei rioni, non mi sembra che la sua bacheca, al momento, annoveri numerosi trofei. Tra lui e Mourinho non saprei chi scegliere: forse mi terrei Allegri, il perdente, che almeno ogni tanto sorride alle telecamere. Accusa il collega di sgarbatezza: senti da che pulpito! Mi piacerebbe seguire la scena a parti invertite: il giorno che Conte diventerà CT, perché lo diventerà, sarà importante fare memoria delle sue parole da allenatore di club. In sostanza, perché é di questo che si parla, la nazionale dovrebbe cortesemente chiedere la disponibilità delle società a mandare i giocatori. Da sempre, a tutti i livelli e in tutte le discipline,  esiste un conflitto di interessi tra chi gestisce le società e chi si occupa delle rappresentative, che siano nazionali, regionali, provinciali e via scendendo. I club sono detentori del tesseramento del giocatore e devono vincere i campionati; le rappresentative convocano i migliori, perciò é inevitabile la collisione. Di Prandelli so poco, come in genere del calcio, ma mi sembra tutto fuorché sgarbato. La sua delicatezza é proverbiale, come la rara qualità di avere parole buone per tutti e di rimanere equidistante in ogni circostanza. Dobbiamo capirci: gli interessi della nazionale vengono successivamente a quelli dei club? Perfetto, allora ha ragione Conte. Ma allora, a questo punto, mi chiedo a cosa serva una nazionale e, di conseguenza, qualsiasi rappresentativa di qualsiasi disciplina a qualsiasi livello. Se invece, le rappresentative hanno un senso, allora devono operare in libertà. Non ci possono essere club privilegiati rispetto ad altri: Conte, sapendo di avere i migliori, non può lamentarsi che vengano chiamati. É chiaro che non ci saranno mai proteste e polemiche da Chievo, Atalanta e Palermo. Cosa dovrebbe fare Prandelli? Chiamare gli scarsi? Quelli sono rimasti alle società che non possono permettersi un certo mercato e certi ingaggi. La nazionale quante volte si raduna? Cinque, sei in un anno? E dovrebbe rinunciare, in così poco tempo, ai giocatori più bravi? Non credo che Prandelli debba una telefonata a Conte: non ci sono società che devono godere di favori rispetto ad altre. Perciò, che si accontenti di vincere l'ennesimo scudetto e che sia fiero che molti dei suoi faranno brillare l'Italia ai prossimi mondiali. Non é vero che bisogna sempre dire quello che si pensa: a volte sarebbe meglio frenarsi.

Nessun commento:

Posta un commento