"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

venerdì 17 gennaio 2014

senza traccia


Come nei migliori episodi di Tex Willer. Cancellate le impronte. Nel voltarsi, solo sabbia e vento. Il cammino fatto, le insidie, i successi, le cadute, i trionfi: tutto questo non esiste più, sparito nel nulla per sempre. Preoccupati e agonizzanti per il futuro, ancorati come vecchie navi al molo nel presente, ci dimentichiamo in fretta della nostra storia, del fatto che ciò che siamo é in gran parte dovuto a chi ci ha preceduto. Vale per i grandi accadimenti, per la storia maiuscola, ma anche per le misere e sconosciute vicende quotidiane di ogni essere umano. Pretendere riconoscenza significa oggi soffrire inutilmente: Samuel Beckett ci aveva visto bene, aspettando Godot é la drammatica metafora dell'attesa crudele, capace di mangiare vive le nostre illusioni. Aveva ragione Shakespeare: non bisogna aspettarsi niente da nessuno, perché aspettare fa male. Viviamo per lasciare un segno, per essere ricordati, spesso dobbiamo attendere la morte per essere soddisfatti. Non c'è niente da fare: inseguiamo la felicità, in realtà non facciamo altro che spargere dolore pensando di guarire il cancro che portiamo dentro. L'umanità é in pericolo: se non affondiamo nelle nostre radici, se non siamo capaci di provare gratitudine per chi é passato prima di noi, non abbiamo scampo. Come dice qualcuno, siamo già morti prima di nascere.

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