
Mi sono stupito fino ad un certo punto. Non si buttano via anni di vittorie e di grandi soddisfazioni - in veritá anche di grandi delusioni - solo per assenze illustri o per destino avverso. Nella nazionale di questi giorni pulsa il cuore nobile di chi l'ha preceduta: la tradizione non si cancella, l'orgoglio si eredita a grandi dosi. Nello sport non esiste condizione migliore: giocare leggeri, senza aspettative e pressioni, senza la maledetta necessità di dimostrare qualcosa a qualcuno. Poi ci sono i giocatori, forse ingiustamente sottovalutati: due di questi hanno contratti oltre oceano, gli altri si sono fatti le ossa approfittando di campionati e squadre che si stanno - mi sia concesso il neologismo - destranierizzando. Come ho già avuto modo di dire, non tutte le crisi vengono per nuocere. L'Italia in pratica gioca con un centro - il nostro e bravo Cusin - che non prende mai posizione spalle a canestro ma porta blocchi in continuazione e taglia perennemente a canestro. Gli altri giocano penetra e scarica mantenendo vantaggio con i passaggi: sembra di vedere la Jugoslavia di Djordevic di qualche anno fa. Pianigiani non aveva e non ha alternative: fino adesso il giochino ha fruttato l'imbattibilitá e forse la pallacanestro più godibile di tutto l'europeo. Paghiamo un pó a rimbalzo e vicino al nostro canestro, ma le statistiche dicono chiaro che siamo quelli con l'attacco migliore. Qualcuno, pescando nel mondo dei se e dei ma, azzarda che la squadra se fosse stata al completo avrebbe vinto la manifestazione a mani basse: non ne sono per niente convinto, se siamo a punteggio pieno é perché questi giocatori sono stati in grado di mutare pelle e di moltiplicare la propria energia per meritarsi il giusto rispetto. Ora arriva il difficile: non siamo più la sorpresa del torneo e le nazionali di valore e solidità aumenteranno la qualità del gioco; se poi la rabbia che ci ha condotto fin qui dovesse placarsi, tutto ciò che di buono abbiamo fatto andrebbe perduto in un amen. Coraggio azzurri, avete ragione di essere offesi: nessuno, o molto pochi, credevano in voi. Ora, che tutti credono, fateci ancora orgogliosi di voi: potete anche prenderci a parolacce, se vi fa piacere. A noi basta vedervi vincere.
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