Un viaggio faticoso, per nulla monotono, senza dubbio affascinante. Un'odissea sportiva e moderna: come Ulisse, navigando tra una vicissitudine e l'altra. Ne valeva la pena? Ne valeva la pena. Come l'eroe epico, siamo ritornati in patria migliori di quando siamo partiti. Quello che abbiamo sofferto - e non è poco - ce lo porteremo dentro e farà da scorza agli anni a venire. Nello sport non c'è solo divertimento e leggerezza: spesso c'è frustrazione, esclusione, rinuncia, sacrificio. É il triste ma necessario passaggio dall'etá giovanile a quella adulta. Non esiste una scuola migliore di questa per conoscere la durezza del vivere: e che la vita sia un mestiere, non lo dico io, semmai Cesare Pavese. Ciò che vorrei che questa storia ci insegnasse sta tutto nel perentorio rifiuto della cultura dell'alibi. Ne abbiamo avuti a migliaia quest'anno - alcuni persino credibili - ma per quanto mi riguarda esiste una sola verità: la nostra onestá, il nostro modo di metterci in gioco sempre, comunque e a prescindere. Se non siamo sprofondati, lo dobbiamo solo a questa lotta feroce e senza quartiere contro la giustificazione facile. Ammetto: in trenta e più anni, non sono mai stato messo a dura prova come in questo caso. Stare sotto acqua e provare a risalire mentre forze superiori te lo impediscono. L'ultimo posto in classifica, la bocciatura sul campo del nostro gioco. Le difficoltá interne, lo spogliatoio spesso disunito, le sconfitte che non aiutano. Invidie e gelosie, interferenze esterne, che da uomo navigato non mi hanno certo sorpreso per la presenza, semmai per l'entitá. Sarebbe stato facile mollare tutto, ma, tra mille difetti, la codardia non rientra nel mio vocabolario etico. La debolezza? Non avrei mai sopportato una retrocessione: sono troppo orgoglioso per andarmene lasciando in disordine. Questa società, per quello che ha fatto e sta facendo, non meritava una delusione così grande, all'esordio nel circuito della pallacanestro nazionale. Non mi resta che ringraziare. Tutte e tutti, per non dimenticare nessuno. Anche se mi é costato parecchio, sono certo di avere aggiunto qualche freccia in più al mio arco. C'è una scritta su una piccola pietra nel soggiorno di casa che é riportata nel blog. " Non il cammino è impossibile, ma l'impossibile é cammino ". Noi abbiamo sfidato l'impossibile. Per questo sono arciconvinto che ognuno di noi, adesso, sia meglio di quanto fosse all'inizio. Quello che oggi vediamo in modo confuso, un giorno ci apparirà chiaro. E forse sorrideremo, anche del dolore con cui abbiamo imparato a convivere.
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