Non mi sottraggo. Faccio parte della schiera che si nutre volentieri di vittorie e di sconfitte altrui. Non c'é da vergognarsi: nessuno ama perdere, nemmeno il nipotino che gioca a carte con il nonno quasi orbo e mezzo sordo. Non esiste medicina piú dolce della vittoria e piú amara della sconfitta. Possiamo rifarci al conte De Coubertin quante volte vogliamo, ma l'istinto rimane la prevaricazione, non certo la sottomissione. I bambini, i piú innocenti, sono i primi ad odiare la sconfitta: si puó cercare di attenuare il dolore pescando nel ricco mare degli alibi, ma nessuno piú dei piccoli sa fare bene i conti con i numeri. C'é chi ha fatto di piú e chi meno, la realtá é purtroppo immutabile. Quando giocavo con mio padre a ruba mazzetto non sopportavo la canzoncina provocatoria che accompagnava il gesto del furto e aspettavo con ansia il momento di riprendermi ció che mi era stato tolto. Siamo fatti per competere, per gioire e per piangere. La felicitá spesso si accompagna alla disperazione altrui e viceversa. Impariamo nel tempo a digerire e metabolizzare: ció non significa che diventiamo insensibili alle prestazioni. Semmai, rispetto ai bambini, ingoiamo maggiormente facendoci dei danni quasi irreparabili. Chi piange, in fondo, butta fuori di sé il dolore ed é come svuotato da possibili minacce. Chi assorbe e rumina, spesso non si rende nemmeno conto di quanto male accumuli e dispensi intorno. Non consiglio a nessuno - i miei familiari ne sono a conoscenza - di starmi vicino nelle ore immediate ad una sconfitta. Invidio i miei giocatori uscire sorridenti dagli spogliatoi: per me in genere comincia una brutta serata. Sotto sotto, siamo tutti giocatori d'azzardo che usano soldi falsi per rifarsi al gioco. Se fossimo sicuri di vincere, non ci sarebbe nemmeno gusto - a parte i corrotti ai quali piace "vincere" facile. Non esistono sconfitte dolci: ringrazio i gentiluomini e le gentil donne che spesso non risparmiamo complimenti anche quando si perde, ma farei volentieri cambio. Qualche insulto per una vittoria in piú: impagabile!
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