Mi scuso fin da ora, davanti a certe affermazioni il cuore si ghiaccia, la testa ribolle, i pensieri si affollano e le parole che escono potrebbero essere fuori portata razionale. “ Per i nonni è un gran piacere andare a prendere i nipotini. Potessi farlo io “. Questa è in ordine di tempo l'ultima uscita maldestra di un ministro - o ministra? - che non passa giorno a rilasciare dichiarazioni di dubbio ancoraggio alla realtà. Mi permetta, ministro Fedeli: di quali nonni parliamo? Di quelli ancora in trincea viste le lungaggini per ottenere il meritato riposo, oppure di quelli fuori uso, ossia alle prese con acciacchi di vario genere vista l'età avanzata? Forse sarebbe il caso di procedere al contrario, chiedere ai nipotini di accompagnare i nonni vista la scarsa autonomia nella deambulazione. Se poi aggiungiamo che i figli in Italia si fanno sempre più tardi, e non certo e solamente per egoismo di coppia, il quadretto è completo: perciò trovo davvero fuorviante e inopportuno accennare a figure famigliari che per vari motivi, negli ultimi anni, hanno assunto ruoli e compiti diversi rispetto al passato. Ma è l'ultima frase che mi inorridisce: lei, ministro Fedeli, preferirebbe accompagnare i nipotini a casa piuttosto che stare al governo? E, mi spieghi dunque, perché non lo fa? Non lascia l'incarico e si dedica alle faccende domestiche? Vede, tra tutti i peccati, l'ipocrisia è forse il peggiore: non ci vuole un genio per capire i diversi benefici derivanti dal fare il politico di professione o il nonno vigile. Poi, mi permetta ancora, il volontariato è un gesto gratuito d'amore: perciò, se diventa legge, perde il suo sapore autentico: i nonni che hanno piacere di andare a scuola a ritirare i nipoti lo stanno già facendo, per gratia et amore dei, e non c'è bisogno di una raccolta alle armi. Ma c'è un altro aspetto, questo meno personale, che mi inquieta: la gioventù italiana è di gran lunga quella che raggiunge, più di altre, l'autonomia in fase avanzata. Di questo passo, tra un po' dovremo accompagnare i diciottenni al bagno per evitare che si facciano del male oppure il prete dovrà dotarsi di un pulmino per prendere e riportare i bimbi del catechismo ( e se poi il pulmino si schianta? È colpa del Padre Eterno? ). Ci rendiamo conto? Solo perché una sentenza - tra l'altro assurda - ha implicato una condanna per un preside, ci mettiamo a normare la condanna dei nostri ragazzi a rimanere dipendenti da tutti e da tutto? Certo che ci sono rischi per le strade: ma, mi si spieghi, quando i bimbi al pomeriggio vanno al parco giochi - sperando ci vadano davvero - oppure presso qualche società sportiva, i rischi spariscono? Il problema dunque è la responsabilità? Quindi, se capisco bene, per tutelare la responsabilità, si utilizza la deresponsabilità. Interessante manovra educativa. Spiacente, ministro Fedeli, non se la può cavare solo dicendo “ questa è la legge “. Deve avere il coraggio di dire che è una brutta legge. E che la paura ci farà sprofondare sempre più in basso.
Nessun commento:
Posta un commento