Dopo la regola della freccia alternata, che ha raggiunto il massimo del ridicolo e che purtroppo non è ancora stata abolita, ci si aspettava una prudenza maggiore ed invece ecco il colpo di grazia, la novità sui passi. Stiamo assistendo ad un coacervo inestricabile di interpretazioni, ad una babele valutativa che non sembra avere soluzione, almeno nel breve. Di fronte alla grande incertezza, gli arbitri scelgono la via del compromesso: un fischio alternato ad un non fischio, con il risultato di confondere ancora di più le idee agli addetti ai lavori. Il pubblico non capisce e rumoreggia, gli allenatori si arrabbiano, i giocatori traballano, i grigi hanno una rogna in più da sbrogliare. In questa vicenda nessuno ci guadagna. Innanzitutto il gioco: americanizzare la pallacanestro europea, nel nostro caso italica - come dice giustamente Taucer - non significa necessariamente renderla migliore. L’abilità di mettere palla a terra immediatamente dopo la ricezione evitando di camminare è un gesto tecnico di notevole fattura. I giovani devono crescere attraverso processi di apprendimento che richiedono alti livelli attentivi: facilitare il compito non è la strada giusta per ottenere giocatori di qualità. C'è un quesito a cui rispondere: è il regolamento che condiziona la tecnica o il contrario? Gli allenatori insegnano in base alle regole o sono quest'ultime che dovrebbero seguire la tecnica di gioco? Chi dice che la pallacanestro è cambiata, dice una mezza verità: i gesti sono più rapidi, la componente fisica è diventata preponderante - forse troppo per i miei gusti - ma la capacità di battere l'avversario attraverso la bravura tecnica e la valutazione delle situazioni è rimasta integra. Anzi: il patrimonio tecnico che i nostri padri fondatori hanno arricchito attraverso studi ed esperienze rischia di essere riposto in un cassetto in nome della semplificazione e della esaltazione della componente fisico atletica. Per carità, anche ad un esemplare gerontologico come il sottoscritto piacciono le giocate spettacolari e veloci, ma ridurre questa affascinante ed unica disciplina ad un insieme di giocate per supereroi fisicati non è una prospettiva che mi alletta. Per capirsi, se Bodiroga è riuscito a giocare - e con quali risultati! - nella pallacanestro moderna, significa che possiamo ancora credere nel potere della tecnica. Perciò la mia idea è la seguente: continuo ad insegnare il piede perno, anche se il primo passo è considerato zero. Perché? Perché è più importante diventare più abili piuttosto che inseguire le mode del momento. Romantico, fino al midollo.
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