Ora faccio il bigotto bacchettone. Del resto mi ci trovo bene. Insegno. Alleno. Non posso fare a meno della morale. La predica é la seguente: la violenza non é mai giustificabile. In nessun caso. Anche se la stessa offesa é violenta. Anche se le leggi sono ingiuste. Anche se sono a rischio la famiglia, il lavoro, la stessa vita. Anche se minacciati. Legittima difesa? Parliamone, l'estensione del concetto può spaventare. Guerra giusta? Due parole che non possono sposarsi. Perciò non posso accettare, nella mia mentalità ortodossa, che nelle vicende di Salerno si possa parlare di inevitabile effetto date le cause. Non mi piace nemmeno la legge restrittiva sugli stadi: infatti, ha già mostrato le sue crepe e l'inadeguatezza del caso. Non é un problema di repressione. É un problema di cultura sportiva e di cultura in generale: se vi capita di frequentare qualche adolescente, di qualsiasi estrazione si parli, vi accorgereste dell'abbandono in cui spesso si trova a vivere. Gli adulti hanno abdicato alla funzione educativa e questi sono i risultati: generazioni senza freno e controllo, che danno un senso all'esistenza esercitando la forza intesa come identità del branco. Presi da soli, sono tutti bravi ragazzi di brave famiglie: presi insieme, si trasformano in animali che devono difendere il territorio. Ha ragione Michele Serra quando dice che allo stadio ormai ci vanno solo i blindati in tribuna d'onore e i teppisti in curva: il tifoso normale ha già optato da tempo per la poltrona e l'abbonamento televisivo. Per sconfiggere la violenza ci vuole coraggio: ecco perché contesto l'atteggiamento dei giocatori. Avere coraggio non significa non avere paura: ma se nel nostro nobile passato non ci fosse stato qualche indomito, non potremmo vivere in una società libera - almeno apparentemente -. Deleterio e incomprensibile l'annuncio del dirigente di dimissioni di massa: l'arrendevolezza é l'alimento più sostanzioso per i delinquenti. La storia, non solo e non tanto calcistica, insegna che alla brutalità non si deve cedere. Non potendo rispondere alla violenza con la violenza, per il postulato espresso in alto, non c'è altra strada: fare il proprio mestiere fino in fondo. L'arma spuntata ma più efficace per i calciatori é riprendersi il campo di gioco. A volte, la risposta é più semplice della domanda. Martiri di gioco.
"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"
giovedì 14 novembre 2013
martiri di gioco
Ora faccio il bigotto bacchettone. Del resto mi ci trovo bene. Insegno. Alleno. Non posso fare a meno della morale. La predica é la seguente: la violenza non é mai giustificabile. In nessun caso. Anche se la stessa offesa é violenta. Anche se le leggi sono ingiuste. Anche se sono a rischio la famiglia, il lavoro, la stessa vita. Anche se minacciati. Legittima difesa? Parliamone, l'estensione del concetto può spaventare. Guerra giusta? Due parole che non possono sposarsi. Perciò non posso accettare, nella mia mentalità ortodossa, che nelle vicende di Salerno si possa parlare di inevitabile effetto date le cause. Non mi piace nemmeno la legge restrittiva sugli stadi: infatti, ha già mostrato le sue crepe e l'inadeguatezza del caso. Non é un problema di repressione. É un problema di cultura sportiva e di cultura in generale: se vi capita di frequentare qualche adolescente, di qualsiasi estrazione si parli, vi accorgereste dell'abbandono in cui spesso si trova a vivere. Gli adulti hanno abdicato alla funzione educativa e questi sono i risultati: generazioni senza freno e controllo, che danno un senso all'esistenza esercitando la forza intesa come identità del branco. Presi da soli, sono tutti bravi ragazzi di brave famiglie: presi insieme, si trasformano in animali che devono difendere il territorio. Ha ragione Michele Serra quando dice che allo stadio ormai ci vanno solo i blindati in tribuna d'onore e i teppisti in curva: il tifoso normale ha già optato da tempo per la poltrona e l'abbonamento televisivo. Per sconfiggere la violenza ci vuole coraggio: ecco perché contesto l'atteggiamento dei giocatori. Avere coraggio non significa non avere paura: ma se nel nostro nobile passato non ci fosse stato qualche indomito, non potremmo vivere in una società libera - almeno apparentemente -. Deleterio e incomprensibile l'annuncio del dirigente di dimissioni di massa: l'arrendevolezza é l'alimento più sostanzioso per i delinquenti. La storia, non solo e non tanto calcistica, insegna che alla brutalità non si deve cedere. Non potendo rispondere alla violenza con la violenza, per il postulato espresso in alto, non c'è altra strada: fare il proprio mestiere fino in fondo. L'arma spuntata ma più efficace per i calciatori é riprendersi il campo di gioco. A volte, la risposta é più semplice della domanda. Martiri di gioco.
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